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Fuori collana - Shoah

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  • Se_questo_è_un_bambino

    Se questo è un bambino 

    Sara Valentina Di Palma

    Circa un milione e mezzo di bambini furono assassinati nella Shoah; pochissimi si salvarono sopravvivendo nascosti, in fuga, alla non vita dei ghetti est-europei e dei lager. Per lungo tempo nessuno si interessò alla loro vicenda, e i sopravvissuti si chiusero nel silenzio. La storia e la memoria dell’infanzia ebraica perseguitata dal nazifascismo ricevettero scarsa attenzione, partendo dallo stereotipo in base al quale i bambini sono troppo piccoli per avere ricordi. Ma che cosa accadde ai bambini durante la Shoah? Quali tipi di esperienze attraversarono, e come essi stessi le percepirono e le ... Vai alla scheda

  • Shoah,_Ruanda._Due_lezioni_parallele

    Shoah, Ruanda. Due lezioni parallele 

    Niccolo Rinaldi

    “Memoria”, “unicità”, “mai più”: moniti che dopo la Shoah vengono messi in discussione dal Ruanda del 1994, un genocidio dei nostri tempi, il primo della società globale. Il massacro di oltre 800.000 tutsi e hutu moderati non è mai stato un “conflitto tribale”, come all’epoca qualcuno provò a definirlo, ma un genocidio che ripercorre molte delle modalità dello sterminio nazista degli ebrei, di cui è un “figlio maggiore”. Dal cuore dell’Europa al cuore dell’Africa, la meccanica dei due ... Vai alla scheda

  • Era_ancora_un_ragazzo

    Era ancora un ragazzo 

    Massimo Settimelli

    Questo racconto è in parte un lavoro di fantasia. La sua trama attinge però a una storia vera: quella di un giovane – si chiamava Alberto Ducci – che a meno di 17 anni, dalla mattina alla sera, venne arrestato a Firenze, strappato all’affetto della sua mamma e deportato nel campo di concentramento nazista di Mauthausen e, in seguito, nell’Aussenlager (sottocampo) di Ebensee. Per quasi un anno e mezzo fu il numero 57101 e un triangolo rosso, il segno che distingueva i deportati politici. Era stato arrestato durante i rastrellamenti seguiti agli scioperi dell’8 marzo del ... Vai alla scheda

  • Bisognava_farlo

    Bisognava farlo 

    Maria Pia Balboni

    Maria Pia Balboni ha scritto un libro spesso drammatico, ma a tratti quasi esaltante, sul tema della persecuzione e del salvataggio degli ebrei internati a Finale Emilia negli anni bui del fascismo e del nazismo … Questa è la loro storia; ma è anche la storia di coloro che, non per interesse personale o per particolari affinità con i perseguitati, ma perché bisognava farlo, si impegnarono per salvare le loro vite, correndo anche grandi rischi personali, perché sarebbero finiti anche loro nei campi di sterminio se fossero stati scoperti… Tra i salvatori, nel caso ... Vai alla scheda

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    La foto sulla spiaggia 

    Roberto Riccardi

    Alba, una bambina, cresce nell’Italia povera di risorse e ricca di speranze degli anni Cinquanta. Non sa nulla del suo passato, meno ancora del suo futuro. Ma ha un cuore sensibile, e grazie a questo percorrerà sentieri inimmaginati. Simone, un padre – siamo nel 1944 ad Auschwitz –, strappa ogni giorno la vita alla morte, pregando che la moglie e la figlia, perse di vista all’arrivo nel lager, siano ancora vive. Due storie lontane e inconciliabili, eppure destinate a incontrarsi sull’orizzonte di una Storia che ha troppo spesso calpestato ogni sentimento umano; due storie ... Vai alla scheda

  • Un_cammino_lungo_un_anno

    Un cammino lungo un anno 

    Emilio Drudi

    Quasi all’inizio del Bosco dei Giusti, a Gerusalemme, dove gli alberi sono più alti e antichi, c’è un grande carrubo dedicato ad Ezio Giorgetti, un albergatore di Bellaria, il primo in Italia ad aver ricevuto questo onore, il 16 giugno del 1964. Inoltrandosi nel parco, si incontra quello piantato, nell’aprile 1985, in memoria del maresciallo dei carabinieri Osman Carugno. A Giorgetti e Carugno devono la vita 38 ebrei, quasi tutti evasi dal campo di internamento di Asolo subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e arrivati a Bellaria, a nord di Rimini, il giorno 13. ... Vai alla scheda

  • Il_viale_delle_rose

    Il viale delle rose 

    Giuseppe Marzi

    Undici anni di ricerche, decine di interviste, testimonianze e documenti visionati e raccolti fra San Marino e Milano, ricognizioni che vanno dallo Yad Vashem di Gerusalemme e arrivano al Museo ebraico di Merano, toccando dodici paesi. Il viale delle rose ricostruisce le storie degli ebrei rifugiati a San Marino, partendo da un'evidenza, mai approfondita prima: l'impennata del numero di passaporti sammarinesi emessi nell'anno 1944. 800 lasciapassare, a segnare identità mai registrate perché dovevano rimanere nascoste. E l'interrogativo di fondo: come sia riuscita una piccola ... Vai alla scheda

  • Gli_ebrei_romani_raccontano_la__propria__Shoah

    Gli ebrei romani raccontano la "propria" Shoah 

    Franca Tagliacozzo

    A parlare della “propria” Shoah sono oltre 700 testimoni romani che hanno fatto richiesta di supporto nell’ambito del progetto per la distribuzione del “Fondo Svizzero per vittime della Shoah in stato di bisogno”. Proprio l’obiettivo ‘altro’ di queste testimonianze rispetto a interviste programmate per fini espliciti di ricostruzione storica costituisce motivo di fascino. Si dà voce non solo a chi non aveva mai raccontato, ma soprattutto a chi non ha storie particolarmente significative o eroiche e si limita a includere la sua personale esperienza nel destino ... Vai alla scheda

  • Dalla_Vetta_d’Italia_all’abisso_di_Auschwitz

    Dalla Vetta d’Italia all’abisso di Auschwitz 

    Gerardo Severino

    Il libro è la biografia di Elia Levi, un giovane ebreo piemontese che aveva posto nella Guardia di Finanza le sue aspettative di uomo libero e di soldato. Elia, nato a Saluzzo (Cuneo) nel 1912, era figlio primogenito di Marco, un infaticabile tranviere di idee socialiste, e di Gemma Colombo. Abile incisore e tipografo, aveva appena terminato la 4ª classe ginnasiale quando decise di cambiar vita per intraprendere la carriera militare nella Guardia di Finanza. Fu così che nel 1931, dopo aver superato le prove d’arruolamento, fu ammesso a frequentare il corso d’istruzione a Roma. In Finanza, Elia prestò servizio per circa ... Vai alla scheda

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    Milano-Mauthausen e ritorno 

    Bruno Vasari

    Il primo libro che denunciava la realtà dei campi di sterminio nazisti uscì in Italia nell'agosto del 1945 con il titolo Mauthausen bivacco della morte. Lo scrisse il deportato Bruno Vasari su sollecitazione del Partito d'Azione di Milano. Nel 1975, in occasione del 30° anniversario della Liberazione, Vasari avrebbe voluto dare nuovamente alle stampe la sua testimonianza, in edizione riveduta e ampliata e con un nuovo titolo: Milano-Mauthausen e ritorno. La nuova edizione prevedeva pochi cambiamenti rispetto alla prima, tuttavia gli interventi portavano il segno dei decenni trascorsi ed erano sufficienti per ... Vai alla scheda

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