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Schulim Vogelmann - Narrativa

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    Notte dopo notte  

    Aharon Appelfeld

    Manfred abita nella pensione Precht, a Gerusalemme, con un gruppetto di amici. Sono tutti ebrei originari dell'Europa orientale sopravvissuti ai campi di sterminio. Insieme sognano di far rivivere la lingua yiddish, e con essa i loro cari, scomparsi nella Shoà. La vita scorre fra emozionanti serate di lettura e canto, mostre, discussioni e lunghe notti insonni, durante le quali la tragedia passata riaffiora in confessioni e incubi, anestetizzati dal cognac e dalle partite a poker, mentre i concerti della violoncellista Paula scandiscono il tempo e gli eventi, tristi e felici. Personaggi delicati e generosi, che la vita ... Vai alla scheda

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    Come Abelardo, come Eloisa 

    Avraham Heffner

    Abelardo e Eloisa: un amore in cui la passione dei sensi e la passione per la ricerca intellettuale si intrecciano e si nutrono a vicenda. Anche Miriam Nemati, come Eloisa, si innamora del suo maestro, attratta da quel mondo culturale da cui il suo essere nata donna in una comunità di ebrei persiani ortodossi la tiene lontana. Ma Miriam, come Eloisa, è intelligente e trasgressiva e usa tutta la forza della sua femminilità per abbattere le barriere che il professor Tene ha eretto tra sé e l'istinto, tra sé e l'amore. Una storia in cui fanno da sfondo le differenze fra ... Vai alla scheda

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    Il mio piccolo padre ebreo  

    Lotte Paepcke

    La vita di un uomo come tanti, un pacifico ebreo tedesco, dotato di sentimenti patriottici e di rispetto per le leggi del suo paese, viene totalmente sconvolta dall'avvento del nazismo. Costretto a emigrare prima in Svizzera, poi in America, e a rifarsi faticosamente una vita, quando, dopo la guerra, tornerà in Germania sentirà con dolore di non aver ritrovato la sua patria. Con una totale assenza di sentimentalismo, ma con profonda commozione e con fine intuito psicologico, l'autrice, sua figlia, descrive il cammino di questo «piccolo uomo» dai tempi della normalità, riempita di lavoro, di affetti, di impegno politico ... Vai alla scheda

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    Oltre il confine  

    Chaja Polak

    In Oltre il confine, Chaja Polak ci racconta dell'incapacità di oltrepassare quel "limite" oltre il quale c'è la gioia, la libertà di vivere con pienezza la propria vita, la capacità di comunicare con l'altro. Rosa, la protagonista, e tutta la serie di personaggi che entrano in contatto con lei sono segnati dalla stessa solitudine, dallo stesso silenzio perché portano il peso di una tragedia non comunicabile. La Shoà infatti è il "convitato di pietra" che raggela la vita di chi ne è stato toccato. Oltre il confine è il romanzo degli appuntamenti mancati, degli incontri rifiutati per non "dover prendere commiato", come ... Vai alla scheda

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    Il nome del padre  

    Isaac Goldemberg

    La vicenda di Il nome del padre, rielaborazione del precedente romanzo La vida a plazos de don Jacobo Lerner, che fu salutato dalla critica come uno dei romanzi più importanti della letteratura ebraica del Novecento, si svolge in un paese non identificato dell'America del Sud, negli anni tra la prima guerra mondiale e l'inizio della seconda: l'ebreo Jacobo Lerner è arrivato dalla Russia e, come altri ebrei immigrati, è accolto con malcelata ostilità. In questo contesto storico e sociale, percorso da segnali inquietanti - conflitti tra nazioni sudamericane, tensioni sociali, crisi economiche - Jacobo vive l'amara ... Vai alla scheda

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    Tracce  

    Ida Fink

    Anche in questo nuovo libro Ida Fink ci porta nella Polonia occupata dai nazisti e ci parla con incredibile tenerezza dei suoi ebrei, che lottano fino all'ultimo per non essere uccisi o deportati nei campi della morte. E i sopravvissuti, come la stessa Fink, non si rassegnano e cercano di sapere dove e come sono finiti i loro cari, nella disperata speranza di poterne ritrovare qualcuno in vita. E si sforzano di ricordare com'erano prima della catastrofe perché qualcosa di loro resista all'oblio, e continui a vivere, a vivere, malgrado tutto. ... Vai alla scheda

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    Una casa vuota  

    Marga Minco

    La guerra è finita. Chi si è salvato dallo sterminio lascia i nascondigli dove si sono consumati i giorni della paura e intraprende il cammino per tornare a casa. Ma della casa resta solo la grande facciata. Dietro: il nulla, soltanto macerie. E quella facciata è il simbolo di chi è sopravvissuto all'odio e alle persecuzioni ma nella cui anima è stata distrutta la fiducia nella vita e nell'uomo. In questo breve romanzo, Marga Minco, con quella sensibilità che già conoscevamo, ci narra magistralmente il difficile ritorno alla vita di alcuni scampati. Il lento rimarginarsi delle ferite, la ricerca di un equilibrio, la ... Vai alla scheda

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    Frammenti di tempo 

    Ida Fink

    Basate su esperienze autentiche, spesso autobiografiche, queste storie frantumate, raccontate in un sussurro, hanno qualcosa di più della forza data dalla testimonianza diretta. L'autrice si sofferma su quei piccoli frammenti di tempo che precedono le deportazioni nei campi di sterminio o gli omicidi. Con una scrittura delicata e con sapiente costruzione di questi, talvolta, brevissimi racconti, Ida Fink fa sì che a poco a poco anche il lettore respiri quell'atmosfera di ansia, paura e poi vero terrore di cui ogni giorno era pervasa la vita degli ebrei polacchi. ... Vai alla scheda

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    Vetro di Hebron  

    Yehuda Gur-Arye

    Pini e accette, acqua e sangue, terra e pietra. L'uomo e la natura, nelle vedute di una patria contesa da popoli diversi e tuttora in balia della pazzia umana. Molti sono gli intrecci dolorosi che si accumulano tra le pagine di questa prima raccolta di racconti di Yehuda Gur-Arye, scrittore israeliano della "generazione dello Stato", da oltre trent'anni conosciuto soprattutto come poeta. La piacevolezza del profumo delle pinete in Galilea e degli agrumeti del kibbutz, il denso odore di libri antichi, l'oriente che si disperde nella foschia del hamsin, nell'anima del deserto; ebrei, musulmani e cristiani di varie ... Vai alla scheda

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    Samuel il facchino  

    Isak Samokovlija

    Nel rione ebraico di Sarajevo, non solo rabbini e cantori, ma un brulichio di merciai, artigiani, lavoranti a giornata, per lo più povera gente, che si arrabatta, che soffre, che ama, che sogna; gente che ha le sue peculiari tradizioni e canta con nostalgia i canti portati dall'antica patria iberica perduta per sempre. La loro storia, articolata in una serie di racconti, quasi una saga familiare che si snoda in successive generazioni, viene narrata nell'arco temporale di quasi un secolo, dalla vigilia dell'occupazione austriaca della Bosnia ottomana (1878) fino al secondo dopoguerra novecentesco. Cronache di una ... Vai alla scheda

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