Tiqqùn olàm

Tiqqùn `olàm, che significa “riparazione del mondo”, è un'antica espressione ebraica ritornata in auge negli ultimi decenni. La sua forma verbale si trova nella preghiera `alènu, che conclude ogni servizio religioso nella sinagoga tradizionale. In quella preghiera l'espressione le-taqqen `olàm vuol dire “stabilire il mondo nel regno dell'Onnipotente (Shaddai), o far stabilire il dominio di Dio sulla terra. Nell'uso contemporaneo si riferisce al miglioramento del mondo, che comprende il conforto alla sofferenza umana, il conseguimento della pace e del rispetto reciproco tra i popoli e la protezione del pianeta stesso dalla distruzione.
Se il collegare questi ideali al tiqqùn `olàm può essere una novità recente, questi valori sono, in realtà, profondamente radicati nella tradizione ebraica. Diffondere il nostro messaggio etico fondamentale |m- e cioè che ogni persona è ad immagine divina (tzélem Elohìm) |m- comporta che gli ebrei siano interessati al benessere generale, compreso il nutrimento, la casa e la salute per tutti. L'invito della Toràh a “cercare la giustizia, soltanto la giustizia” (Deut. 16:20) esige che noi operiamo per colmare quelle tremende lacune, in particolare per quanto riguarda il sapere e le pari opportunità, che esistono all'interno della nostra società e minano il nostro diritto morale alla relativa ricchezza e alle comodità di cui molti di noi godono. L'azione stessa di porre l'uomo sulla terra “per lavorare e difendere” (Gen. 2:15) il giardino di Dio, come del resto l'halakhàh, che ci proibisce una distruzione immotivata delle risorse, ci dice che anche proteggere l'ordine naturale fa parte di quella giustizia.
La riscoperta, negli ultimi decenni, delle antiche forme spirituali è stata l'equivalente di un'epoca di attivismo per un cambiamento politico e sociale. In alcuni casi questi due eventi sono stati completamente separati, o perfino opposti, l'uno all'altro. Molti di coloro che sono stati attirati dalla ricerca della spiritualità hanno rinunciato alla possibilità di ogni serio miglioramento della condizione umana nel suo complesso. Nel caso dell'ebraismo, questa dicotomia fra preoccupazioni di ordine spirituale e sociopolitico è difficilmente possibile. Chiunque cerchi di intraprendere questa strada alla fine deve confrontarsi con i profeti dell'antico Israele, tuttora i più strenui ed intransigenti sostenitori della giustizia sociale che il nostro mondo abbia conosciuto. Se si tenta di creare un mondo chiuso di perfetta devozione religiosa e lo si costruisce sulle fondamenta dell'ingiustizia e sull'umiliazione degli altri, Isaia e Amos non ci lasceranno dormire.
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