Mitzràyim

Mitzràyim è l'“Egitto”, la terra dalla cui schiavitù fuggì Israele nell'evento che dette forma al popolo ed alla sua missione per sempre. Come conseguenza, Mitzràyim sta a rappresentare di per sé un simbolo negativo nel linguaggio religioso dell'ebraismo. Questo non significa che gli ebrei odierni portino rancore ai loro contemporanei egiziani. Fu riconosciuto molto tempo fa che l'Egitto si era trasformato dopo la caduta dei faraoni, e gli ebrei hanno vissuto pacificamente, per molti secoli, tra gli egiziani.
Mitzràyim deriva da una parola che significa “stretto”, in relazione alle strisce sottili di terra fertile lungo il Nilo, circondate dal deserto. Oggi, quando parliamo dell'“uscita dall'Egitto” o della liberazione che dobbiamo cercare a Pésach, quegli “stretti” sono, di solito, ricollegati alla nostra condizione spirituale. Cosa è che ci circonda? In quale area della nostra vita ci sentiamo limitati, troppo costretti, incapaci di vedere o sperimentare la vita più ampiamente e più generosamente? Il nostro Mitzràyim è un “Egitto” della mente o dell'anima dal quale dobbiamo iniziare la lunga marcia verso la libertà.
Mitzràyim è anche il luogo dell'oppressione. Gli ebrei, pur lontani dall'Egitto, hanno vissuto in Mitzràyim per molti secoli, sia che esso si chiamasse Spagna, Germania, Marocco o Russia. Come la storia dell'Esodo è diventata patrimonio di tutta l'umanità, così noi vediamo che questa schiavitù “egiziana” esiste ovunque, anche nel nostro paese. Noi schiavi appena liberati dovremmo sapere cosa fare quando la vediamo. Perfino quando siamo dall'altro lato della relazione padrone-schiavo, non possiamo rimaner ciechi ad una realtà che ci è familiare.
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