Yetzer ha-tov e Yetzer ha-ra

Le “buone e cattive inclinazioni” sono le forze all'interno di ogni individuo che ci guidano a fare il bene e il male, secondo la psicologia dei primi rabbini. Talvolta queste forze sono personificate e ritratte come in lite tra loro al nostro interno, ciascuna sostenendo che dovremmo seguire il suo sentiero.
La Toràh parla soltanto della cattiva inclinazione, nei passi (Genesi 6:5; 8:21) nei quali Dio arriva alla triste conclusione che la creazione degli uomini si è rivelata deplorevole data la loro inclinazione a volgersi soltanto verso il male. La tradizione rabbinica, apparentemente riluttante a confermare il pessimismo di questi passi, creò parallelamente uno “stimolo al bene”, con l'anima umana come una tabula rasa sulla quale le forze del bene e del male combattono le loro battaglie. Per i qabbalisti che credono che ci siano forze demoniache nell'universo che minacciano la Presenza divina, gli stimoli al bene e al male diventano la rappresentazione interiorizzata di quelle forze possenti che agiscono sia su scala cosmica che su scala individuale.
Una psicologia alternativa a quella delle inclinazioni buone e cattive si trova nei concetti midrashici e mistici di qelippàh e di pri, ovvero di “guscio” e di “frutto”. In questo caso la mente, o anima, è paragonata ad un frutto delicato che necessita, per svilupparsi, di un guscio robusto intorno a sé che lo protegga. Il sé più autentico si trova all'interno. Questo è il “frutto” non esposto al male o alla corruzione. Ma la qelippàh, che era vista, originariamente, come un meccanismo di protezione, può trasformarsi in male o diventare perfino demoniaca e impedire al sé interiore di esprimersi. Qui il modello psicologico è quello di un sé interiore buono che cerca di sfuggire (pur avendone bisogno) al suo guscio, piuttosto che quello di un sé neutro di fronte a due forze in lotta tra di loro.
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