Mitzvàh

Una mitzvàh o “precetto” è un'azione attraverso la quale viene data agli uomini la possibilità di adempiere la volontà di Dio. Questa volontà è inerente alla creazione stessa, poiché Dio ha creato un mondo che non è ancora perfetto. La ragione d'essere della mitzvàh è che a noi è lasciato un compito, un lavoro che ci renderà “soci di Dio nella creazione del mondo”, come dice il Midràsh.
La presa di coscienza dell'esistenza della mitzvàh è resa esplicita, per la prima volta, nei sette comandamenti che si suppone siano stati dati ai “figli di Noè”. Essi riguardano tutta l'umanità; costituiscono la legge morale universale come la intende l'ebraismo. I sette comandamenti noachidi sono proibizioni contro l'omicidio, il furto, l'incesto e l'adulterio, l'idolatria, la bestemmia e il privare un animale vivo di alcuna delle sue membra (ovvero la distruzione crudele o immotivata delle creature di Dio). Essi comprendono anche un unico comandamento positivo: la costituzione di tribunali (ovvero una forma di governo giusta).
Secondo i rabbini, Abramo nostro padre fu in grado di scoprire e realizzare il volere divino prima che venisse data la Toràh. Un procedimento di seria e profonda introspezione gli permise di scoprire tutti i precetti all'interno della sua anima. Questo insegnamento può essere allargato nel suo significato intendendo che tutti gli uomini e le donne di grande devozione, in tutto il mondo, sono in grado di vivere in tale profonda armonia con se stessi e con la natura che la volontà divina diventa per loro assolutamente chiara. Le religioni sono sforzi di creare intere società che realizzino i princìpi visti per primi da questi individui eccezionali.
Per il popolo d'Israele la rivelazione del Sinai amplia il numero delle mitzvòt a 613, un numero mai menzionato nella Toràh, ma registrato dal Talmùd a nome di Rabbi Simlai. Queste includono precetti sia positivi che negativi. Esse sono inoltre divise fra mitzvòt della sfera religiosa (che riguardano specificamente il rapporto “tra la persona e Dio”) e quelle della sfera etica (relative alle relazioni “tra individuo e individuo”). Il numero dei precetti basati sulla Toràh è stato stabilito sin dall'epoca del Talmùd, ma le diverse liste, fatte da autori diversi, dei 613 precetti presentano delle variazioni. Il popolo d'Israele si santifica attraverso l'adempimento dei precetti; le mitzvòt sono gli strumenti attraverso i quali noi dedichiamo la nostra vita a Dio. Una tradizione mistica associa la parola mitzvàh all'espressione aramaica be-tzavtà o “insieme”. La mitzvàh è l'evento in cui Dio e l'anima dell'uomo sono uniti l'uno all'altra.
Se 613 è il numero stabilito di mitzvòt nella Toràh, i rabbini si incaricarono di aumentare questo numero. Questi “precetti dei rabbini” (mitzvòt de-rabbanàn), come l'accensione delle candele di Chanukkàh o la celebrazione di Purìm, commemorano eventi che hanno avuto luogo molto tempo dopo il dono della Toràh. Alcuni autori chassidici, commentando un passo del Talmùd che afferma che Dio ha “moltiplicato” le mitzvòt per Israele, asseriscono che 613 è un numero troppo basso di precetti. Ogni cosa che facciamo nella vita, dicono, dovrebbe esser vista come una mitzvàh, poiché l'anima può essere legata a Dio attraverso ogni azione umana, e “Dio deve essere onorato in ogni modo”. Questa estensione chassidica del concetto di mitzvàh può essere la fonte di una più ampia comprensione del termine nel comune modo di parlare ebraico, nel quale mitzvàh ha preso il significato di “buona azione” o “atto di gentilezza”, sia esso imposto o no dalla Toràh.
Laddove “ogni cosa” può essere, da un certo punto di vista, una mitzvàh, la totale dedizione ad un'unica mitzvàh può avere più potere di un impegno tiepido nei confronti dell'intero sistema. Le mitzvòt non furono date per essere contate, e a nessuno si dovrebbe chiedere “quante mitzvòt hai eseguito?”. Ricordate l'insegnamento dei rabbini: “Uno fa di più, l'altro fa di meno. La cosa importante è volgere il vostro cuore verso il cielo”.
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