Pardès

Pardès significa “frutteto” o “giardino”; deriva dalla parola in antico farsi che dà origine anche al termine “paradiso”. Questa parola giunse ad avere un significato religioso nell'ebraismo in seguito ad un famoso racconto narrato nel Talmùd, forse il resoconto più famoso dell'esperienza mistica conservato nelle fonti ebraiche. “In quattro entrarono nel Pardès” inizia il testo. “Ben Zomà vide e morì, Ben Azzai guardò e ne rimase [mentalmente] danneggiato, l'altro tagliò la vegetazione e Rabbi Akiva entrò in pace ed uscì in pace”. L'“altro”, che era Rabbi Elisha ben Abuyah, aveva abbandonato il sentiero rabbinico per un qualche tipo d'eresia. Il termine pardès sembra qui rappresentare un “luogo” ideale, simbolico, che funge da locus interiore per la meditazione esoterica. Nell'ebraico più tardo, coloro che “passeggiano nel frutteto” sono gli ebrei impegnati nella meditazione mistica.
In tempi più recenti, le quattro consonanti di PaRDèS furono viste come la rappresentazione dei quattro livelli stabiliti di interpretazione delle Scritture. Ciascun verso della Toràh potrebbe essere letto in riferimento al suo Peshàt, ovvero il suo ovvio e diretto significato, oppure secondo il Rémez, un'“allusione” all'allegoria filosofica o morale in esso contenuta; o ancora secondo il Deràsh, ovvero gli antichi metodi rabbinici di interpretazione, o in riferimento al Sod, il significato esoterico o qabbalistico. Questo criterio, che il testo (ma anche ogni situazione nella vita!) presenti simultaneamente diversi livelli di significato, è caratteristico del pensiero ebraico e può essere stato di aiuto nel formare un approccio tipicamente “ebraico” alla visione e alla soluzione dei problemi sia a livello teorico che pratico.
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