Sefiròt

Il racconto principale della Qabbalàh è un resoconto di come un mondo intero, perfetto ed infinitamente vario, è emerso dall'interno dell'unicità di Dio. Questa unicità è assoluta: nessun “due” può seguire l'“uno” dell'“unico Dio”. La molteplicità pertanto nasce dall'interno di quell'uno allorché successivi livelli di realtà si mostrano. Questi gradi, stadi o aspetti dell'unico Io divino sono chiamati sefiròt. Il racconto di come il molteplice è emerso dall'Uno viene narrato dai qabbalisti in modo altamente drammatico, usando un vasto assortimento di simboli. In qualche punto del processo c'era un'imperfezione e l'unità cosmico-divina è stata spezzata in due. Ora, Dio, il cosmo e l'anima dell'uomo sono alla ricerca di un'armonia perduta. Il qabbalista, o mistico, è colui che può intraprendere un viaggio di ritorno che ripercorra questo procedimento divino. Nel corso di questa avventura contemplativa, egli (o ella, ma questa è una assoluta novità) aiuta a riparare il danno e a ristabilire l'equilibrio sia al mondo che all'anima.
Le sefiròt (letteralmente “numeri”) sono una serie di emanazioni originarie, degli stadi in cui l'Io divino esce dal mistero assoluto di En Sof e ne emerge come il Dio complesso, personale, maschio e femmina, che a Sua volta crea tutti i mondi inferiori. Questi dieci livelli nel fluire della divinità verso i mondi inferiori sono esistiti prima della Creazione ed hanno continuato ad esistere per tutta la storia. Essi sono i sentieri formati dall'emanazione originale che precedette la Creazione, e per tutto il procedere della storia, ma anche ora essi continuano ad essere i canali dell'energia divina, attiva in ogni momento. Contemporaneamente queste sefiròt fungono da stadi dell'ascesa del mistico e del l'elevarsi dei mondi e degli stessi livelli, mentre essi cercano di essere nuovamente racchiusi all'interno della Deità indifferenziata. Il flusso dell'energia attraverso i livelli delle sefiròt è pertanto infinito e bidirezionale.
Considerate da un punto di vista funzionale piuttosto che come “entità” divine, ciascuna di queste dieci sefiròt costituisce in realtà un gruppo di termini o immagini verbali create dagli stessi qabbalisti (si tratta in effetti della più smagliante “iconografia” dell'ebraismo medievale). I simboli frutto dell'immaginazione dei qabbalisti sono organizzati in dieci gruppi di descrizioni vivide. Ciascun elemento di un gruppo di sefiròt s'identifica con tutti gli altri, e quando un qabbalista menziona qualunque di essi, anche tutti gli altri vengono richiamati alla mente. Perciò il qabbalista può parlare della “mano destra” di Dio o dell'argento, del latte, del mattino, del sud, del ramo di mirto, dell'amore o di Abramo. Chi conosce la tecnica qabbalistica sa che tutti questi sono termini simbolici del quarto gruppo all'interno delle sefiròt, che viene di solito indicato come chésed o sentimento di amore. Nel corso di questo tipo di insegnamento, in particolare se esso si presenta (come spesso accade) sotto forma di commento alle fonti bibliche o alle antiche fonti rabbiniche, il qabbalista si sposterà da uno di questi simboli a un altro senza incertezze, dando maggior forza al gruppo di associazioni nella mente del lettore. Mentre parla della stessa sefiràh o di una coppia di sefiròt unite, lo scrittore può, con grande leggiadria nell'uso dei simboli, lasciare scorrere il suo pensiero da immagini d'acqua a immagini di luce, dalle metafore sessuali a quelle relative all'uno o all'altro dei comandamenti, e poi passare ad immagini di animali e uccelli o a Gerusalemme e alla storia degli ebrei. Ogni gruppo racchiude, in modo significativo, sia i termini relativi alla natura (sole e luna, cielo e terra, alberi, pozzi, sorgenti e oceani) sia le figure della tradizione ebraica. All'interno di un dato gruppo, tutti i termini hanno la stessa importanza.
Pertanto i qabbalisti hanno creato un linguaggio arricchito simbolicamente. Essi sentivano che avrebbero potuto esprimere una nuova profondità attraverso l'uso di una rete di associazioni che collegava la natura, i testi delle Scritture e la tradizione religiosa ebraica. Questo linguaggio era considerato come adeguato per poter parlare della vita segreta di Dio, un argomento troppo elevato e splendido per poter essere espresso attraverso il comune linguaggio umano.
Per i qabbalisti lo studio e l'interpretazione della Scrittura attraverso le tecniche qabbalistiche e l'esperienza delle sefiròt non sono separabili l'uno dall'altra. Coloro che parlano il particolare linguaggio qabbalistico lo fanno per svelare contemporaneamente testo ed esperienza. Parlare delle sefiròt vuol già dire entrare nel mondo delle sefiròt e vivere su quel piano più intenso dell'esistenza.
Le dieci sefiròt, insieme con alcune delle loro molte associazioni simboliche, sono le seguenti:
1. Kéter
La Suprema Corona. Il Nulla. L'Inesistenza del Pensiero. L'Intelletto.
 
2. Chokhmàh
La Saggezza. Il Padre Originario. Il Vino. La Toràh Primordiale. Il Pozzo Profondo. Il Punto Primario. La Mente.
 
3. Binàh
La Comprensione. La Madre. L'Utero. Lea. Il Pentimento. Il Giubileo. La Cinquantesima Porta. La Primavera. Il Palazzo. Il Cranio.
 
4. Chésed
L'Amore. Abramo. Il Sud. Il Bianco. Il Mattino. L'Argento. Il Latte. La Mano Destra.
 
5. Din; Ghevuràh
Il Giudizio. Il Timore. Isacco. Il Nord. Il Rosso. Il Crepuscolo. L'Oro. Il Sangue. La Mano Sinistra.
 
6. Tiféret
La Gloria. Giacobbe. L'Uno Santo e Benedetto. Re Salomone. L'Uomo. La Verità. L'Est. La Sposa. Il Sole. Il Cielo. La Toràh Scritta. L'Albero della Vita. La Palma.
 
7. Nétzach
L'Eternità. La Vittoria. Mosè. Il Cherubino. Il Pilastro Destro. La Fonte della Profezia.
 
8. Hod La Bellezza. La Lode. Il Ringraziamento. Aronne. Il Cherubino. Il Pilastro Sinistro. La Fonte della Profezia.
 
9. Yesòd
La Base. Giuseppe. Il Fallo. Il Patto. Il Bastone. Il Giusto. La Pace. Il Sabato.
 
10. Malkhùt; Shekhinàh
Il Regno. La Presenza Immanente. Gerusalemme. La Vigilia del Sabato. L'Occidente. Re David. Rachele. La Donna. La Sposa. Il Tempio. La Tenda della Radunanza. La Luna. L'Oceano. Il Mikvéh. La Terra. La Vagina. La Toràh Orale. L'Albero della Conoscenza. Il Cedro.
Per offrirti un servizio migliore Giuntina.it utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.