Matzàh

La matzàh è chiamata tradizionalmente il “pane dei poveri” o il “pane dell'afflizione”. Essa rappresenta l'umile cibo che i nostri antenati in schiavitù dovettero mangiare nella terra d'Egitto. È un pane assolutamente semplice, che contiene solo farina e acqua, ed è mescolato, impastato e cotto velocemente (il tutto in meno di diciotto minuti) in modo che non abbia la possibilità di lievitare o fermentare. Il lievitare è paragonato al gonfiarsi dell'orgoglioso; la matzàh rappresenta la persona che conserva una concezione umile e semplice di sé (`anavàh).
La matzàh ricorda, allo stesso tempo, l'impasto per il pane che i nostri antenati portarono con sé mentre lasciavano l'Egitto. Non avendo “fatto provviste per il viaggio” (perché se tu chiedi: “Cosa mangeremo fuori di qui?”, non lascerai mai l'Egitto, dice Rabbi Nachman di Breslav, il famoso maestro chassidico), lasciarono che l'impasto non lievitato, posto sulle loro spalle, fosse cotto dai raggi del sole. Perciò la matzàh rappresenta contemporaneamente l'afflizione e la schiavitù da un lato, e la liberazione e il ritorno al deserto, dall'altro.
Nella sua forma più primitiva, la matzàh può essere stata, originariamente, il pane dei nomadi, che era cotto dal sole prima che ci fossero i forni. Questo fatto venne solo più tardi collegato con il racconto dell'Esodo. I nostri antenati erranti si stabilirono sulla terra e divennero agricoltori, ma ancora continuavano a sognare la libertà dei “bei tempi antichi”, quando erano nomadi, e seguivano o la voce di Dio o il richiamo della loro inquietudine interiore nello spostarsi nel deserto. Una volta l'anno, al tempo del primo plenilunio di primavera, essi mangiavano l'antico pane non lievitato dei nomadi per una settimana; al plenilunio d'autunno (Sukkòt) essi davano forma allo stesso desiderio struggente vivendo per una settimana nelle tende dei nomadi.
L'insegnamento della mistica ebraica fa riferimento alla matzàh come al “cibo della salute (spirituale)” e come al “cibo della fede”. Questo valore simbolico è stato visto come analogo a quello del sacramento cristiano. La matzàh viene vista come simbolo precursore della manna, il dono della fede, con il quale il popolo d'Israele venne sostentato durante tutto il suo vagabondare. Mangiare la matzàh, specialmente durante le prime due notti di Pésach, è visto come un atto sacro che conferma la nostra fede e ci fa aver fiducia in Dio come il solo nostro Protettore e Sostentatore.
La matzàh shemuràh è la matzàh fatta con il grano che è stato controllato in modo particolare, dal momento del raccolto, per essere sicuri che non sia mai venuto a contatto con dell'acqua che potrebbe, inavvertitamente, aver iniziato il processo di fermentazione.
Le matzòt mitzvàh sono le tre matzòt messe da parte per essere usate durante il séder di Pésach. Esse sono chiamate con il nome delle tre categorie di ebrei: Kohèn (o “sacerdote”), Levita e semplice Israelita. Oggi, molte famiglie che fanno normalmente uso di matzàh preparata industrialmente sono solite usare la matzàh shemuràh, preparata e cotta a mano, per adempiere il precetto di matzòt mitzvàh.
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