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Un cammino lungo un anno

Un cammino lungo un anno
Sottotitolo:
Gli ebrei salvati dal primo italiano "Giusto tra le Nazioni"
Autore:
Prefazione:
Vittorio Emiliani
Anno di edizione:
2012
Pagine:
151
Illustrato:
si
N° illustrazioni:
foto B/N
Legatura:
brossura
ISBN:
9788880574354
Disponibile:
si
Prezzo:
15 € 12,75 €

 Sconto 15% 

Quasi all’inizio del Bosco dei Giusti, a Gerusalemme, dove gli alberi sono più alti e antichi, c’è un grande carrubo dedicato ad Ezio Giorgetti, un albergatore di Bellaria, il primo in Italia ad aver ricevuto questo onore, il 16 giugno del 1964. Inoltrandosi nel parco, si incontra quello piantato, nell’aprile 1985, in memoria del maresciallo dei carabinieri Osman Carugno. A Giorgetti e Carugno devono la vita 38 ebrei, quasi tutti evasi dal campo di internamento di Asolo subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e arrivati a Bellaria, a nord di Rimini, il giorno 13. Nello sfacelo seguito alla fuga del re e del governo Badoglio a Brindisi, quel gruppo di profughi sta tentando di raggiungere il Sud, per attraversare la linea Gustav e guadagnare la libertà. Un progetto disperato. Il destino vuole, però, che si imbattano in quei due italiani che, davanti alla loro tragedia, non si tirano indietro: li nascondono prima a Bellaria e poi a Pugliano, nel Montefeltro, fino all’arrivo degli Alleati. Un salvataggio lungo un anno: in ognuno di quei 377 giorni, dal 13 settembre 1943 fino al 24 settembre 1944, quei disperati rischiano di essere scoperti, arrestati, avviati ad Auschwitz. E i loro protettori rischiano la galera e la fucilazione, ma sentono d’istinto che non possono cedere. La Shoah, il male assoluto, non è un’atrocità improvvisa, sorta e finita col nazismo. Ha radici  antiche in fenomeni come l’antigiudaismo religioso, il nazionalismo, il razzismo che hanno alimentato per secoli l’immaginario antiebraico: l’odio astratto, immotivato, per qualcosa che non si conosce e si percepisce come “diverso”. Quel male assoluto non si sarebbe mai potuto attuare senza l’accettazione cieca dell’immaginario antiebraico e l’obbedienza passiva da parte di tanti, troppi volenterosi uomini e donne “normali”. Senza, cioè, il conformismo, l’opportunismo o l’indifferenza di chi ha preferito girarsi dall’altra parte. Ecco, Giorgetti e Carugno hanno scelto di non girarsi dall’altra parte: si sono ribellati, intuendo che anche il solo “restare indifferenti” li avrebbe resi complici. E quello che ci lasciano è un messaggio quanto mai attuale nel nostro mondo globalizzato eppure così travagliato da problemi di convivenza tra culture ed etnie. Un mondo dove ogni giorno entriamo in contatto con uomini e donne “diversi”, di tutti i paesi della terra. Ma dove troppo spesso vengono alimentati “immaginari” simili a quello che per secoli ha perseguitato gli ebrei: contro i rom, ad esempio, o contro gli immigrati.

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