Membro del Global Forum del National Library di Israele e ricercatore presso l’Istituto Shalom Hartman di Gerusalemme, Micah Gooldman è una voce di punta nel panorama letterario israeliano capace di affrontare in modo originale tematiche complesse sull’ebraismo, il Sionismo e la Bibbia, oltre che di analizzare le sfide e le opportunità di Israele e del mondo ebraico contemporaneo. Autore di libri di grande successo come “The Dream of the Kuzari”, “The Secrets of the Guide for the Perplexed” e l’ultimo del 2017 “Catch ‘67”, un bestseller in Israele che ha suscitato interessanti discussioni sulle conseguenze della Guerra dei Sei Giorni, Goodman è in libreria in questi giorni con un saggio del 2014 dal titolo “L’ultimo discorso di Mosè”, edito da Giuntina nella bella traduzione di Rosanella Volponi alla quale va il merito di aver traghettato in italiano un testo complesso seppur di notevole pregio. Prima di morire Mosè scrive il suo discorso di commiato che diventa un libro, il Deuteronomio, il quinto della Bibbia, composto da tre discorsi, tutti pronunciati da Mosè, che si integrano a vicenda. Con le sue parole Mosè offre al popolo d’Israele gli strumenti affinchè una volta entrato nella terra di Canaan sia capace – anche senza la sua voce profetica - di affrontare le difficoltà morali e spirituali inerenti alla transizione dalla debolezza alla forza. Consapevole che il successo può dilatare l’ego e indebolire la coscienza, Mosè esprime una preoccupazione che è quanto mai pertinente ai giorni nostri e indica il percorso per far fronte alle responsabilità politiche da cui un capo e il suo popolo non possono esimersi. Diviso in tre parti con una originale postfazione in cui lo studioso riflette sul rinnovamento dell’ebraismo affermando che “Sionismo e Deuteronomio si completano a vicenda. Il sionismo ha dato potere agli ebrei, e il Deuteronomio insegna loro come gestire questo potere”, il saggio di Goodman - che si avvale di un ricco apparato di note e di un’accurata conoscenza delle fonti - è l’occasione per riflettere sul rapporto fra religione, potere e politica e attraverso le parole del profeta individuare un messaggio di grande attualità per chi ha responsabilità di governo. Direttore del Beit Midrash Yisraeli – Ein Prat, un centro di studi ebraici aperto a studenti di varia provenienza, Micah Goodman ha ricevuto premi e riconoscimenti fra i quali il Marc e Henia Liebhaber Prize for Religious Tolerance nel 2014 e i suoi libri sul pensiero ebraico e sulla tradizione sono molto apprezzati in Israele e in America per le sue interpretazioni particolarmente originali. In un’epoca costellata da esempi di mediocrità politica, di progressiva perdita di valori da parte di chi dovrebbe essere una guida per il popolo, il saggio di Micah Goodman è una lettura imperdibile “per immaginare una società ricca ma non materialistica, una società potente ma non ebbra di potere”.

 
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