I Salmi, da secoli, ritmano la preghiera delle persone, costellano la giornata orante di chi vive nel popolo d’Israele o nella Chiesa, suscitano l’interesse di chi li scopre, magari da lidi intellettuali o spirituali lontani o distanti, suscitano l’ammirazione per l’afflato della loro Bellezza. Tutti aspetti o componenti irrinunciabili, compresenti e tutti edificanti il rapporto da Persona a persona, dal Creatore alla creatura. Tuttavia è carente ancora un aspetto e del tutto fondante nella ricezione da parte cristiana del Sefer Tehillim: Paolo De Benedetti nella presentazione di questo nitido e chiaro volume, come sempre nello stile di G. Anderlini, lo definisce con una sola parola: darshan, autore di midrash. Necessità impellente e inderogabile per i non ebrei che onestamente, e quasi sempre, devono affermare: hic sunt leones.
L’autore, salmo dopo salmo, versetto dopo versetto, con acribia e pazienza, si dimostra darshan e crea lo sfondo che illumina, in modo talvolta inatteso ma sempre sorprendente, quelle parole che tante volte si sono lette, pronunciate o pregate. Indubbiamente è vero quanto scrive Anderlini considerando globalmente i salmi: “Se il mondo tiene, generazione dopo generazione, forse è anche perché ci accompagna, celato in uno dei microcosmi consegnati alla Scrittura, il viatico dei quindici Salmi detti e da dire ieri come oggi, ritti, sui gradini dell’abisso, sul confine che separa l’ordine dal disordine, il bene dal male, il tutto dal “nulla”. Indubbiamente è più vero che, dopo una lettura meditata, ripresa, assimilata, di queste pagine lo stare “ritti” acquista una pienezza di bellezza, di Verità, che sospinge alla lode e sollecita ad una conoscenza sempre più ampia, con gratitudine a Israele che, malgrado persecuzioni ed ostacoli, ha conservato per l’umanità una simile ricca saggezza.            

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