La vita di Sami Michael, iracheno rifugiatosi in Iran e successivamente ad Haifa, dove si laureò in Letteratura araba e Psicologia, ma si occupò poi di risorse idriche per il ministero dell'Agrcoltura israeliano, incarna alcune delle antinomie frequenti in quel Paese. Questo suo primo libro pubblicato in Italia riproduce gli stessi contrasti tra culture, tradizioni, religioni diverse, spesso in conflitto con loro, attraverso la storia di un amore poetico e delicato tra Huda, un'araba cristiana, che vive nello uadi popolato da musulmani e lavora in un'agenzia turistica del centro città gestita da ebrei, e Alex, un ebreo immigrato dalla Russia, che fa vibrare la sua tromba di melodie nostalgiche. Attorno a loro, una folla di personaggi, che caratterizzano con vivacità un ambiente dalla convivenza difficile e precaria: la bella Mary, frizzante, trasgressiva e spregiudicata fino al rischio di scandalo tra la sua gente; il vecchio nonno Elias, di origine egiziana, dal sorriso caloroso e lievemente sardonico e gli occhi verdi, perennemento intento a fumare il narghilè sulla sua ottomana o al bar con gli uomini; la mamma, indaffarata a preparare tazze di caffè per tutti, tra i petegolezzi con la vicina palestinese sempre vissuta nello uadi. Il costume avito del matrimonio combinato tra famiglie, il maltrattamento delle donne, facile in contesto islamico, il servizio militare ricorrente per gli israeliani: usanze che coesistono faticosamente e rappresentano un richiamo alla tolleranza e alla pace in una terra dove si rischia di sentirsi stranieri di fronte ad ebrei e arabi. E' il mondo complesso del romanzo di Michael, ricco di delicata ironia e molto avvincente sia per la trama appassionata sia per la drammatica, ma serena conclusione.