"Quando guarderanno a noi come persone uguali a loro e noi faremo altrettanto, allora ci sarà la pace". Sami Michael, scrittore israeliano, nato a Baghdad nel 1926, che in molti hanno proposto per il Nobel, sceglie la 23/a edizione della Fiera internazionale del libro, in corso a Gerusalemme, per parlare di letteratura e politica e lo fa senza dimenticare di essere presidente di una delle più attive associazioni per i diritti civili in Israele, l'Acri. "Il fatto che ad avanzare la mia candidatura al Nobel siano stati professori e scrittori arabi - dice all'ANSA presentando il suo ultimo libro 'Victoria' in uscita il primo marzo in Italia per Giuntina - mi emoziona. Perché significa che la mia scrittura serve la causa della pace". Michael, che appartiene ad una famiglia ebraica, fino a 23 anni è vissuto in Iraq, da dove è fuggito per aver lottato contro il regime, considera l'arabo la sua lingua madre: "Non posso non pensare - sottolinea - al fatto che fino a 23 anni sono stato a Baghdad e poi in Iran e che metà della mia vita appartiene al mondo arabo. Quello che faccio con la mia scrittura è portare me stesso come esempio: se io riesco a far convivere i miei due mondi, la metà ebraica e la metà araba, non vedo perché - continua - non ci debbano riuscire i due popoli. Il dolore che provano è uguale per entrambi". Quando sono arrivato nel 1948, dopo sei mesi ho deciso che avrei fondato un mio partito, del quale sarei stato l'unico iscritto e che avrei fondato uno Stato del quale sarei stato l'unico cittadino". Lo scrittore, uscito dal Partito comunista israeliano nel 1955, sottolinea di non credere "nei confini, nelle bandiere, nelle nazionalità. L'unica cosa sacra è la vita. E ogni paese appartiene ai cittadini che lo abitano".
Giustiziare Saddam Hussein, lui che lo ha combattuto, è stato "un errore, così come, soprattutto, il modo di pubblicizzare la sua morte". Non ama la letteratura Usa di oggi sempre meno incline a trattare le problematiche interne dell'uomo, mentre degli italiani apprezza, e molto, Erri De Luca (presente alla Fiera) e il suo 'Montediddio' che è un vero proprio best seller in Israele. Ma gli piacciono anche Primo Levi, Elsa Morante e Leonardo Sciascia. Il suo ultimo libro racconta la saga di una famiglia ebraica nella Baghdad degli inizi del '900: protagonista una donna, Victoria appunto, figlia del capo tribù che ama in segreto Rafael fin dall'infanzia e per lui si batterà fino alla fine, con una "testarda infinita passione".