Y-H-V-H. Questa è la parola al di là di ogni altra, quella che deve essere la prima, la sorgente dell'energia cosmica e verbale che è alla base dell'esistenza di tutte le altre.
La Toràh indica con Y-H-V-H il nome di Dio. Quando il Signore appare a Mosè nel roveto ardente per inviarlo a compiere la sua missione (Es. 3:15), gli rivela questo nome. A Mosè viene detto che questo è il nome di Dio “per sempre”, sebbene quella parola sia scritta in un modo che potrebbe significare anche “segreto” o “nascosto”. I commenti interpretano Y-H-V-H come il nome nascosto, misterioso di Dio.
In cosa consiste il suo mistero? Prima di tutto, esso non ha vocali. Senza vocali, che di solito si presentano come punti al di sotto o accanto alle lettere, è impossibile pronunciarlo. Inoltre Y-H-V-H non è composto di vere consonanti! Y, H e V sono in realtà emissioni di respiro, il fluire veloce dell'aria attraverso la bocca. Non vi è niente di solido o concreto in esse, non il suono di una “B” o di un “K” che richiedono un preciso intervento delle labbra, dei denti o della gola. L'idea è quella dell'inafferrabilità o dell'astrazione. Il nome di Dio è così sottile che può sfuggirvi. Y-H-V-H non è un Dio che potete afferrare ed essere sicuri di averlo saldamente stretto nella vostra “presa” mentale.
Y-H-V-H, come la maggior parte delle parole ebraiche, sembra derivare da una radice trilittere. H-V-H è la radice che significa “essere” o “esistenza”. La Y all'inizio di Y-H-V-H potrebbe indicare il tempo incompiuto, per cui potremmo tradurre il nome con il significato di “ciò che è” o “ciò che sarà”. Ma Y-H-V-H è, molto probabilmente, un'ardua unione di tutti i tempi, ed è meglio tradurlo come “È-Era-Sarà”. In effetti la parola ebraica per “essere” è HaVaYaH, che è una semplice inversione delle lettere in Y-H-V-H. Il verbo iussivo di Genesi 1, yehì o “che sia”, è in stretto rapporto con esso. Y-H-V-H, in realtà, non è affatto un nome, ma un verbo afferrato nel suo movimento, reso artificialmente immobile dalle nostre menti ignoranti sotto forma di nome, un movimento concepito come se fosse una “cosa”. È lo stesso procedimento di una macchina fotografica ferma, che fissa l'istantanea di un'azione dando l'impressione di aver “catturato” qualcosa di immobile.
Non soltanto noi non siamo in grado di pronunciare correttamente questa parola; non ci è neppure permesso di tentare. Questo nome “preciso” di Dio doveva essere pronunciato solo una volta all'anno dal sommo sacerdote nel Sancta Sanctorum, il giorno di Yom Kippur. Nessuno scenario di minore importanza era considerato adeguato al proferimento del Nome. Dopo che il Secondo Tempio fu distrutto (nel 70 e.v., dai Romani) fu assolutamente proibito il pronunciarlo in qualsiasi occasione, e fu sostituito da diversi altri termini, a cominciare da Adonài.