Sottotitolo:
CD+CD-ROM con filmati, testi in ebraico e yiddish traslitterati e tradotti, contenuti extra.
Il cantante di Jazz è un film famoso per essere stato il primo film sonoro della storia del cinema; forse molti ne ricordano la locandina, con il volto di Al Jonson tinto di nero mentre canta una qualche canzone black-american di Broadway. Meno famosa è la storia che il film racconta: Al Jonson è il figlio di un rabbino, destinato ad essere cantore di sinagoga ma "traviato" dallo show-business, nonostante le proibizioni del padre. E il grande debutto teatrale dovrà avvenire proprio il giorno di Kippur, giorno sacro del calendario ebraico; l'anziano rabbino ne muore di dolore, ma proprio sul letto di morte la finestra aperta gli rimanda le note del Kol Nidrei, canto iniziale di Kippur, e si riconosce la voce del cantore: è il figlio che ha rinunciato a Broadway per la sinagoga. Con voce tremante dice alla moglie: "We have our son back", nostro figlio è tornato, e muore. Il figlio poi avrà lo stesso il suo successo sulle scene, ma la storia sembra meravigliosamente paradigmatica di un'era del ritorno com'è quella di oggi in musica; quando la ricerca della tradizione, della storia e delle radici diventa una delle linee fondamentali della ricerca e dell'innovazione.
Anche i brani di questo disco prendono ispirazione dalla tradizione ebraica: in particolare dalle tradizioni musicali liturgiche, con una preferenza per le musiche italiane, e ancora più in dettaglio fiorentine e ferraresi. Ma, ve ne accorgerete ascoltando, da quell'iniziale ispirazione siamo partiti per costruire qualcosa di molto personale e che in certi casi è molto lontano dal punto di partenza. Cosa resta? C'è una parola ebraica che indica insieme il rispetto, il trasporto, la partecipazione, l'amore per la preghiera e per la musica che la accompagna: è la parola kavanah. Ecco, il nostro Kol nidrei lo cantiamo in un luogo della mente forse equidistante fra Broadway, la sinagoga e il capezzale del padre; e forse il nostro percorso è troppo lungo, e la preghiera troppo cambiata, e come figli non siamo tornati affatto. Ma la nostra kavanah, quella, crediamo sia rimasta intatta.
Enrico Fink
1. Siddùr
2. Al Naharot Bavel
3. El norà Alilà
4. Lo Amut
5. Lid
6. Forse starà passando...
7. Eliyahu
8. Birkat
9. Shema koli
10. Kol Nidrei
11. Lechà dodì
12. L'inverno all'improvviso
13. El Male Rachamim
Amit Arieli - Clarinetto
Stefano Bartolini - Sassofono
Arlo Bigazzi - Basso, percussioni
Enrico Fink - Voce, flauto
Alessandro Francolini - Chitarra
Filippo Pedol - Contrabbasso
Guglielmo R. Gagliano - Programming