La vita ha una consistenza vischiosa nel cortile in cui abita la famiglia di Victoria. Rifugio e antro popolato di spiriti, ventre femminile e urna funebre, la casa della Baghdad ebraica del primo Novecento è il palcoscenico di una grandiosa saga familiare che scivola lenta e densa lungo quattro generazioni. Sono leggi ferocemente arcaiche a regolare i rapporti umani in questo angolo di mondo: i legami familiari sono crudeli e morbosi, l'amore vive di ambigua passione o devozione frustrante, i rapporti coniugali sono inganno o accordo economico. Follia, deformità e superstizione aleggiano nel cortile. Così come una carnalità scomposta e schiettamente primitiva. In un universo in cui la nascita di una bambina è una disgrazia, Victoria subisce le umiliazioni di una madre folle, l'autorità del padre e la violenza del fratello. E vive un amore intenso per il cugino Rafael, tanto attraente quanto fedifrago. Il sentimento di Victoria, fatto di appassionata sopportazione e ostinata fedeltà, non sbiadisce di fronte ai tradimenti di Rafael e nutre il loro matrimonio per decenni. Espressione della sua epoca, Victoria è una figura femminile determinata e tenace, seppure sottomessa e avvilita, di cui Sami Michael tratteggia le contraddizioni con puntualità e delicata attenzione. Sullo sfondo dei destini individuali, si scorge un tratto di storia universale: il passaggio degli ebrei nei campi di transito, l'arrivo nella terra promessa e la difficile integrazione nel nuovo Stato di Israele. La scrittura di Sami Michael è vitale, appassionata, intensa. Autenticamente innamorato del gusto di narrare, l'autore arabo-israeliano (di cui in Italia è già stato pubblicato nel 2006 dalla Giuntina Una tromba nello uadi) restituisce al lettore un romanzo epico e corale. E il piacere di una lettura lenta e densa.