La settimana della cultura ebraica ( Firenze , settembre corrente mese )è stata arricchita anche quest’anno dalla esposizione delle opere della Giuntina .Tra queste – grazie ad una gentile segnalazione – ho avuto l’opportunità di acquistare , e così di conoscere anche io , con ritardo non proprio lodevole , “ Un bambino prodigio “ , di Irene Nemirovsky ( Kiev 1903 – Auschwitz 1942 ) : la storia del bambino di un quartiere ebraico che canta , con straordinaria , naturale bravura , gioie e dolori di un’ umanità misera , di rozzi e poveri emarginati , affascinando con il suo talento un sofferente poeta e la sua amata , la “principessa” , la quale perciò lo vuole con sé , trascinandolo dall’ambiente degli umili in quello di una società benestante che lo ammira ma non lo ama .

L’opera è gradevole fin dall’ armonioso incipit , “ Ismaele Baruch era nato , in un giorno di marzo in cui nevicava molto forte , in una grande città di mare e di commerci nel sud della Russia , sulle rive del mar Nero” ; è piacevole per la fluidità del racconto ; è attraente per la sensibilità delle descrizioni , che fanno percepire al lettore atmosfere , colori , sapori ( il bambino “ partiva con i contadini sulle slitte rustiche , che scivolavano sulle strade senza altro rumore che l’eterno e malinconico tintinnio dei sonagli al collo dei cavalli” ).

Felici e illuminanti sono i paragoni . Come questo :”…Ismaele faceva facilmente canzoni , come dall’oro grasso si forgiano barbari gioielli…” ; o come quest’altro : “…le canzoni nascevano sulle sue labbra , come il vento d’inverno sulle onde…” .

Le pagine del libro disegnano con intelligenza ed amore la figura del giovane portento , ma sopra tutto , e meglio di tutto , fanno….sgorgare come protagonista la musica ! La musica , fantasia e nostalgia ,tenerezza e brio , passione e commozione , allegria e struggente malinconia , vitalità e libertà . La musica , in ogni parte del mondo sempre amata dagli uomini liberi ; oggi più che mai , in tante parti del mondo , odiata e repressa da teocrati e tiranni .

L’avventura di Ismaele – dispiace – non è a lieto fine . Anzi , la triste conclusione , seppur coerente e significativa , porta un tocco di dolore . Ed invita ad una non superficiale riflessione sul “dono inestimabile della naturalezza “ e sul rapporto tra l’anima di una persona ed il mondo esterno .

Grazie ed onore al merito della traduttrice , Vanna Lucattini Vogelmann , per la evidente competenza , l’intelligenza , la sensibilità .

Grazie alla editrice Giuntina ed a quel suo “ catalogo annuale da conservare con cura “ , nel quale “ Un bambino prodigio “ spicca come una perla di rara luminosità .