La memorialistica sulla deportazione razziale ha avuto un'ampia diffusione in questi ultimi quindici anni, complice inesorabile anche il trascorrere del tempo e il transito intergenerazionale che si sta consumando, laddove gli ultimi testimoni vengono a mancare. La storia che è narrata nel libro è quella dell'allora quindicenne Alberto Sed, catturato dai repubblichini, insieme alla madre Enrica, alle sorelle Angelica, Fatina ed Emma a Roma, in un magazzino in cui la famiglia si era nascosta. All'arresto era seguita la breve detenzione a Fossoli e poi il trasporto, con i congiunti, ad Auschwitz-Birkenau, dove, all'immediato assassinio della madre e di Emma, si era poi aggiunta la straziante morte di Angelica. Alberto, separato dai suoi cari, proiettato in una realtà completamente diversa da quella abituale, dotato della forza di un adolescente ma non della malizia di un adulto, deve riformulare il suo universo mentale dinanzi alle continue sfide che la quotidianità del lager gli impone. Ci riuscirà nella misura in cui è ora qui a raccontarcelo. Il libro ha un pregio ed è la laica ponderazione con la quale tutta la vicenda viene racconatata. Una scrittura misurata, mai enfatica, attenta a mantenere il giusto equilibrio tra l'enormità delle vicende resocontate - lo sterminio di massa visto con gli occhi di un quindicenne - e il pudore del protagonista, che non cerca mai di violare il ricordo, sforzandosi semmai di interagire con la dolorosa memoria di un passato così dolente e , come tale, ineludibile. Il merito va attribuito a Roberto Riccardi, inedita figura di giornalista e carabiniere, che ha raccolto le parole del protagonista, traducendole in una comunicazione sobria e insieme partecipata. Si coglie così come il libro parli di Alberto, ma lo faccia attraverso l'esperienza di Roberto. Il passaggio del testimone, per l'appunto.