La madre e la sorellina finiscono subito nelle camere a gas. Lui vede. È uno dei pochi che vede le Ss diffondere lo zyklon B nelle docce, assiste alla strage. Lui combatte per sopravvivere: è uno dei pugili che lottano per distrarre gli aguzzini, uno dei gladiatori descritti da Primo Levi. "Sono vivo per un sì. Ma non ho smesso nemmeno un istante di essere un uomo. Nessuno di noi, umiliati, marchiati, ha mai cessato di esserlo. Gli avversari sul ring non erano avversari, ma solo compagni di sventura. Il vero nemico era sugli spalti". Il dottor Mengele prima lo seleziona per i suoi esperimenti e poi lo lascia stare, preferendo accanirsi sulla sorella. Sed assiste alla morte della terza sorella, sbranata dai cani dei nazisti. Poi il pericolo arriva sotto la forma di bombe alleate, mentre lavora nella fabbrica delle armi segrete di Hitler. Sed però è anche un'eccezione, perché nel suo incubo trova persone pronte ad aiutarlo e proteggerlo.
Questo è uno dei pregi di 'Sono stato un numero' (Giuntina, pp. 165, e 15): il libro di Roberto Riccardi lascia uno spiraglio alla speranza. Alberto Sed ha scelto di vivere. Mostra la foto della sua famiglia e urla: "Questa è la mia rivincita".