In un quartiere povero di Tel Aviv, negli anni cinquanta, cresce una bambina convinta di essere bionda. Non ha mai conosciuto suo padre, e sua madre, una signora minuta che parla con accento straniero, ha un numero tatuato sul braccio. Un numero simile hanno tatuato sul braccio tutte le sue amiche che frequentano regolarmente la casa per bere caffè e per piangere insieme. La bambina non sa niente del passato perché nessuno parla con lei di quel “mondo là”. La mamma non parlerà con lei, mai, fino al giorno della sua morte, e oggi la bambina oramai cresciuta, la scrittrice israeliana Lizzie Doron, non sa chi sia suo padre, non sa dove e quando sua madre sia nata.
Perché non siete venuti prima della guerra? È una domanda che gli israeliani ponevano spesso, in quegli anni, ai sopravvissuti alla Shoà. Gli israeliani non li capivano. Perché non avevano seguito l’ideale sionista? Come era stato possibile che fossero rimasti legati a patrie infide e crudeli invece di trasferirsi nella terra degli ebrei, quando sarebbe stato ancora possibile, per vivere tra fratelli?
"Perché non sei venuta prima della guerra?" È il titolo di un libro, edito da La Giuntina, non si può chiamarlo romanzo perché tutto ciò che racconta è la pura verità così come l’autrice la ricorda. E’ un libro breve, di intensa poesia, la vita quotidiana di una donna minuta, sola al mondo con la sua bambina, una donna minuta che lotta giorno per giorno contro memorie insostenibili, che lotta giorno per giorno, in un paese straziato, per mantenere, nonostante tutto, dignità e rispetto di se stessa, ossessionata dal timore di mostrare qualsiasi debolezza, perché in quel “mondo là”, il mondo dal quale lei proviene la minima debolezza si pagava con una morte crudele.
Una donna minuta che, forse inconsapevolmente, sparge semi d’autenticità attorno a sé, semi che germoglieranno nel futuro nelle maniere più imprevedibili. Il libro è stato scritto dall’autrice per la propria figlia perché potesse conoscere la nonna, perché potesse conservare una qualche memoria di lei che mai parlava di se stessa, di lei scomparsa troppo presto.
E’ un lungo racconto che si legge in un paio d’ore, tutto d’un fiato, un po’ piangendo e un po’ sorridendo, e che poi si rilegge con calma e ci lascia nel cuore l’immagine di una signora minuta, tanto cara quanto quella di una vecchia amica, alla quale non si pensa spesso e che però è lì, in un posticino tutto suo dal quale riemerge ogni tanto, come una nota di poesia nella giornata, come la presenza discreta di una persona davvero indimenticabile.