Per gli interpreti, gli epistolari sono una miniera di informazioni e di spunti di riflessione almeno pari ai diari e ai quaderni di appunti. Le lettere che si scambiarono per quarant’anni Gershom Scholem e Leo Strauss sono infatti una finestra aperta su molti spazi della cultura europea del Ventesimo secolo: la storia dell’identità ebraica fra diaspora e sionismo, la filosofia tedesca del primo Novecento, il rapporto fra politica e religione, l’ebraismo e la modernità. A sintetizzare, simbolicamente, tutto ciò basta una frase della prima
lettera di Scholem: «Lei a Parigi abita nella stessa casa in cui ha vissuto per lungo tempo il mio amico Walter Benjamin». Entrambi tedeschi, Scholem emigra a Gerusalemme nel 1923 per scelta professionale ed esistenziale (diventerà professore alla Hebrew University), mentre Strauss espatria nel 1932 per sfuggire alle incipienti persecuzioni nazionalsocialiste. Si conobbero a Berlino
nel 1919 e si scrissero per decenni (sono perdute le lettere dal 1936 al 1949), conservando sempre quella che il curatore Carlo
Altini definisce «la lunga durata delle loro radici», «l’ondata lunga» dell’origine tedesca della loro formazione e della loro visione del mondo, che si articola in un triangolo culturale i cui angoli sono
Gerusalemme (l’ebraismo), Atene (la filosofia) e Berlino (la modernità). «Noi concordiamo sul fatto che il razionalismo moderno, o illuminismo, con tutte le dottrine che gli sono peculiari e in tutte le sue forme, è giunto al termine», scrive Strauss nell’agosto 1960, ritenendo che la crisi novecentesca derivi da una svalutazione formalistica e positivistica del razionalismo, mentre per Scholem essa è da attribuirsi a un eccesso di razionalismo. Il conservatorismo
politico di Strauss è speculare al suo radicalismo filosofico, che lo porterà ad affermare, a differenza di Scholem, la superiorità della filosofia sulla religione. Scholem rivivificherà Gerusalemme come luogo dell’identità, Chicago diventerà per Strauss una seconda Atene, in cui egli può pensare e insegnare liberamente, mentre Berlino rimarrà sempre per entrambi lo sfondo irripetibile della loro esistenza spirituale.