Anna Mitgutsch
In certe ore, nella luce morbida che scontorna le colline, le pietre perdono consistenza e Gerusalemme sembra fluttuare. Dvorah è alla ricerca dell'anima di questa città, certa che solo lì potrà trovare la risposta, che solo nei luoghi segreti della città santa potrà incontrare l'amore che le darà la chiave per capire il proprio passato e intravedere un nuovo futuro. Ma rimane impigliata in una rete di ragno invisibile in cui ogni appiglio si rivela illusorio. E improvvisamente la sua ricerca assume i contorni della spy story. Il ragazzo armeno di cui si è innamorata risulterà essere arabo e lei si troverà implicata in una storia ...
Mario Goloboff
Insieme al giovane narratore, il Pibe, sono le colombe ad essere leprotagoniste del romanzo. Nella loro rappresentazione convergono dueprospettive: da una parte, attraverso di esse, si simboleggia lacondizione della vittima chiamando dunque in causa il tema del male;dall’altra, si guarda ad esse come a un oggetto d’amore, condizione cuicontribuisce in modo determinante il sovrapporsi della figura femminileall’immagine della colomba. Infatti, grazie alle colombe, si realizza omeglio inizia una specie di educazione sentimentale del Pibe:differenti l’una dall’altra per aspetto e carattere, fanno entrare ilfanciullo in contatto con l’universo ...
Anna Mitgutsch
Fin da quando Max poteva ricordare, la foto era sempre stata sul comò. Essa trasformava in un ulteriore luogo d’esilio ogni nuova abitazione in cui si trasferivano. A differenza di tutti gli altri oggetti che si toglievano dalle casse dopo ogni trasloco, il suo significato si estendeva fin nel passato e con la solennità di un giuramento imponeva di mantenere una promessa.
Max, il protagonista del romanzo, che dedicherà la sua vita professionale di arredatore a dare intimità e calore a tante abitazioni destinate ad altri, una volta in pensione manterrà infine quella tacita promessa fatta alla madre e tornerà in Austria per riprendere ...
Maurice Grosman
«Perche dei cinque figli che eravamo in famiglia solo io sono sopravvissuto? C'è stato bisogno del calcio di un bambino a scuola. C'è stato bisogno di quel medico che mi ha evitato di essere prelevato in ospedale insieme agli altri pazienti ebrei. C'è stato bisogno di quello stesso medico che ha cambiato idea a proposito del "trattamento miracoloso" dell'americano! Ogni sopravvissuto deve la sua vita a una successione di eventi
fortuiti. Dei deportati, salvati dai russi o dagli americani, e ai quali
è stato dato da mangiare troppo in fretta o in troppa quantità, sono
morti per questo. Erano scampati a tutto, alle privazioni, al freddo, ...
Frans Pointl
Un diario che va avanti e indietro, avanti e indietro nel tempo, tra curiosità, fantasie, cadute, disamori, espedienti per tirare avanti e tenersi stretta una sofferta solitudine. Per il protagonista di questo racconto il trauma della Shoah non trova riscatto in una società egoista e fredda, e un sostegno assai scarno gli giunge dalla lontana tradizione ebraica. Centrale e determinante rimarrà sempre il rapporto con la madre, intenso e doloroso, e tuttavia non privo di insegnamenti: un legame profondo e una disperata, testarda ...